Palazzo Lampedusa

5 aprile del 1943. Una data segnata in rosso nella memoria dell’autore del Gattopardo che scrisse parole struggenti cariche di rimpianto, dodici anni dopo lo sbarco alleato: “Anzitutto la nostra casa. La amavo con abbandono assoluto. E la amo ancora adesso quando essa da dodici anni non è più che un ricordo”.
Giuseppe Tomasi non si trovava in città al momento, ma al ritorno non potè che constatare la distruzione della sua amata casa e con esso la fine di un’era, provando un sentimento di nostalgia per il passato che costituirà la base del suo celebre Romanzo “Il Gattopardo”. 
Una scena straziante che riusciamo a malapena ad immaginare. Il principe poeta riuscì solamente a raccogliere pochi effetti personale della moglie prima di trovare rifugio a Bagheria dal principe di Mirto, dove – si racconta – restò chiuso per tre giorni in una stanza senza parlare con nessuno. I dolorosi ruderi di Palazzo Lampedusa, avrebbero visto tanti anni di abbandono e il loro proprietario non ne vedrà il triste decadimento.
Il Palazzo si trova alle spalle della prefettura, in via Lampedusa 23, proprio di fronte palazzo Branciforte. Grazie all’intervento di privati cittadini, tra il 2011 e il 2015 è’ risorto dalle macerie, uguale nelle forme esterne, diverso negli interni irrimediabilmente andati distrutti dai bombardamenti. Sono proprio i ricordi descritti dettagliatamente dal principe di Lampedusa che hanno permesso all’omonimo palazzo palermitano di raggiungere un rinnovato splendore.

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